Auraviva · Brand Pipeline

5 domande per orientare la direzione del logo

Per arrivare al logo definitivo con il minor numero di revisioni possibili, abbiamo bisogno di un vostro confronto su cinque punti. Risposte anche brevi vanno bene, conta che siano sincere.

28 aprile 2026 · per Valerio + Mari · preparato da Sharkcode

Lo studio brand Auraviva ha prodotto tre direzioni visive alternative, ciascuna con palette colori, abbinamenti tipografici e mood diversi. Prima di passare al disegno del logo vero e proprio, ci servono le vostre preferenze su alcuni punti chiave: la direzione complessiva, il tipo di logo, il livello di simbolismo, i loghi che amate o detestate, e dove dovrà funzionare il logo nella vita reale della struttura.

Niente è definitivo: queste risposte ci servono per partire con un punto di vista chiaro e ridurre i giri di revisione. Se su qualcosa siete incerti, lasciate pure il campo vuoto oppure scrivete "non saprei", va benissimo.

1

Quale direzione visiva risuona di più quando pensate ad Auraviva?

Le tre direzioni nascono da letture diverse del nome (aura come luce, aurum come oro, viva come vita) e del posizionamento (warm-premium-hospitality-cultural). Sono volutamente distanti tra loro: la scelta di una di queste, o di una mescolanza, indirizza tutto il lavoro sul logo.

2

Che tipo di logo immaginate?

Esistono quattro grandi famiglie. Per le PMI italiane il wordmark (solo testo) tende a essere la scelta più solida perché si legge ovunque (insegna, sito, biglietto, GMB), però vediamo se avete una preferenza.

Potete selezionare più di una opzione se siete aperti a più strade.

3

Quanta astrazione vi piace nei simboli?

Se nel logo dovesse esserci un simbolo (anche piccolo, anche solo un ornamento integrato nella tipografia), quanto vorreste che fosse riconoscibile come "qualcosa"?

Potete selezionare più di una opzione se siete aperti a più direzioni.

4

Loghi che vi piacciono, loghi che proprio non sopportate

Questa domanda è preziosa. Pensate a 2 o 3 loghi (di qualsiasi settore: hotel, ristoranti, marchi di moda, marchi italiani famosi, brand internazionali, qualsiasi cosa) che vi colpiscono in positivo, e a 2 o 3 loghi che vi infastidiscono. Anche uno solo per parte va bene se non vi vengono in mente.

Non serve essere "esperti di design": l'istinto vale tantissimo. Ci aiuta a capire il vostro gusto reale, che è quello che dovremo tradurre nel logo.

Anche solo i nomi dei brand. Se vi viene in mente perché vi piacciono, scrivetelo, ma non è obbligatorio.

Anche un solo esempio è utilissimo per calibrare cosa evitare.

5

Dove dovrà funzionare il logo nei prossimi mesi e anni?

Il logo deve essere progettato per resistere in tutti i contesti dove apparirà davvero. Spuntate quelli che vi servono. Quelli che lasciate vuoti li trattiamo come "secondari o futuri".